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Mayar, da Aleppo all'Italia con un aiuto ossolano.

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MILANO - "L’infanzia rubata, i bambini siriani tra guerra e fuga" è il titolo dell’incontro che si è tenuto sabato 7 maggio a Milano presso la Casa della Cultura.

Organizzata dall’associazione Il cuore in Siria onlus e dalla sua presidente Claudia Ceniti, con il patrocinio del Comune di Milano, la serata ha posto l’accento sulle difficoltà nel portare aiuto ai tre milioni di bambini e bambine vittime, loro malgrado, della devastante guerra che a sole tre ore d’aereo dall’Italia, sta insanguinando un paese storicamente importante come la Siria. Ma si è parlato anche di una delle poche storie che, in mezzo a tante tragedie, ha avuto un lieto fine e che somiglia tantissimo ad una bella fiaba, in qualche modo legata anche all’Ossola. È la storia di Mayar, una bimba di quattro anni che si è ammalata di glicogenesi, una malattia gravissima del fegato e che al mondo ha colpito solo altre ventotto persone. La piccola, che viveva ad Aleppo, una delle città più martoriate dalla guerra, era destinata a morire ed è per questo che il padre ha scritto una straziante lettera per chiedere aiuto. Il suo grido di dolore è stato raccolto dall’associazione Il cuore in Siria, ma anche dallo scrittore e giornalista de Il giorno, Enrico Fovanna, di origine ossolana, che si è subito attivato per tessere una rete di persone, attraverso i media ed i social che potessero mettere in fila tutti i tasselli per strappare la piccolina al suo destino davvero crudele. Serviva un medico ed una struttura sanitaria disponibili ad aiutare la bambina, il visto per far uscire da un paese in guerra un’intera famiglia e poi bisognava organizzare il viaggio, tutt’altro che semplice e riuscire a superare una serie di altre difficoltà. Fatto sta che, con l’aiuto di tante persone, la bimba nell’ottobre 2015 è arrivata in Italia, insieme ai fratelli e con mamma e papà e l’altra sera era presente alla serata. Fovanna, che era tra i relatori, nel raccontare la storia, si è chiesto cosa lo avesse spinto a prendersi a cuore questa vicenda e il suo pensiero, esposto al pubblico presente, ha ripercorso il suo passato e quello di suo padre che all’età di dieci anni fu accolto, profugo, in Svizzera dopo che il fratello e la sorella erano morti, lui partigiano e lei per una meningite che a causa della guerra non poté essere curata. “Se i miei nonni e mio padre non fossero stati accolti, io ora non sarei qui e forse è questo il vero motivo che mi ha spinto a cercare il modo di portare Mayar e la sua famiglia in Italia.”

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Ultimo aggiornamento (Lunedì 09 Maggio 2016 07:00)

 

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