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Escursione a Vogogna, tra piana e montagna, percorso della Resistenza. Fotogallery

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VOGOGNA - Venerdi 23 ottobre, io ed un gruppo di compagni della mia classe (3G), accompagnati dalla Prof.ssa Valterio, ci siamo recati a Vogogna,

per effettuare il percorso sulla Resistenza predisposto dall’Associazione Perpendicolarte in collaborazione con la Cooperativa Valgrande e l’ANPI di Verbania.

Arrivati a Vogogna in treno, ci siamo diretti nella piazza antistante Palazzo Pretorio, sulla quale si affaccia la splendida Villa Biraghi, dove siamo stati accolti dalla guida della Cooperativa Valgrande, dott.ssa Della Valentina, e da altri partecipanti. Ci è stato consegnato un fascicoletto contenente appunti e brani sulla Resistenza in Ossola, tratti da interessanti volumi: “La staffetta azzurra. Una ragazza nella resistenza, Ossola 1944-1945” di Ester Maimeri Paoletti, “Viva Babeuf!” di Gino Vermicelli, “Il prezzo di una capra marcia” di Paolo Bologna.

Siamo entrati nel cortile della Villa Biraghi, di fronte alle rocce sulle quali la giovane Ester Maimeri ed i suoi amici, mentre giocavano spensierati nella piscinetta naturale, rischiarono di essere uccisi dai colpi sparati dai tedeschi dal treno blindato fermo in stazione, per rappresaglia all’attentato di Beura. Con un occhio su quelle rocce abbiamo seguito l’avvincente lettura di passi tratti dal libro della Maimeri. Ester aveva 16 anni nel 1944, figlia di Carlo Maimeri, ingegnere chimico dirigente alla Rumianca di Pieve Vergonte, importante industria chimica controllata dai tedeschi, e nipote di Paul Vietti Violi, che ricoprì la carica di sindaco di Vogogna durante la Repubblica dell’Ossola, riuscì ad impedire che la villa divenisse quartier generale dei nazifascisti, adottando furbi stratagemmi, complice la vastità e complessa struttura della villa, vivendo lì da sola come staffetta partigiana, assicurando i contatti tra le brigate partigiane e suo padre nell’appoggio antifascista.

Proseguendo lungo il sentiero che porta al castello ci siamo soffermati ad ascoltare la storia di Salmonelli Giuseppe, un civile ucciso il 13 aprile 1945, per rappresaglia tedesca, di cui è stata apposta la targa in Via Roma.

Entrati nel castello, abbiamo scoperto che, durante l’occupazione tedesca, fu utilizzato azzardatamente dalla Maimeri e dai partigiani per nascondere l’approvvigionamento di sale. Lì abbiamo letto passi del libro “Viva Babeuf” nel quale è narrato l’episodio della battaglia della Masone, località posta all’estremità settentrionale del paese di Vogogna, dove vi è il ponte sul fiume Toce, la strada che va verso Piedimulera e un bivio che attraversa la galleria e prosegue in direzione Beura. Lì vi era un fortino dove si trovava un presidio nazifascista che venne attaccato dai partigiani e conquistato. Tale evento bellico fu probabilmente decisivo per convincere i tedeschi ed i fascisti ad abbandonare la Val d’Ossola il 9 settembre 1944, aprendo la strada ai “Quaranta giorni di liberta” e all’esperienza della Repubblica partigiana dell’Ossola.

Abbiamo proseguito la mulattiera verso la panoramica frazione di Genestredo, seduti nella veranda del circolo operaio, chiuso nel periodo fascista per non incorrere nella vendicativa distruzione, fu riaperto solo il primo maggio 1945 ed oggi rimane aperto solo nel periodo estivo. Con grande silenzio abbiamo ascoltato la testimonianza dell’ex partigiano della brigata Cesare Battisti, classe 1926, Airaldo Catenazzi. Egli ci ha raccontato tanti particolari dell’azione partigiana in Ossola e della località sul ponte della Mizzoccola in cui venne firmata la resa dei tedeschi e lasciata loro la ritirata con le armi, azione criticata ma che rientrava nello spirito onesto e rispettoso delle forze partigiane ossolane. Dopo essersi commosso nel raccontarci la sfilata grandiosa a Milano il 6 maggio 1945, a liberazione avvenuta, ha concluso la sua testimonianza con la luminosa espressione “La libertà cerca l’aria pura!”, riscuotendo gli applausi dei presenti.

Sulla via del rientro ci siamo soffermati nella piazza Stefanetta, davanti alla targa dedicata a Pratini Gaudenzio, partigiano ucciso a Goglio a 20 anni, il 17/10/1945, ove abbiamo letto l’ultimo capitolo del fascicolo, il brano di P.Bologna che narra la vicenda di Goglio, negli ultimi giorni della Repubblica dell’Ossola, quando Superti con una parte della divisione Valdossola va a Goglio sperando di salire fino al confine. Una squadra sale con la teleferica e le armi, di questa fa parte Pratini che verrà ucciso dai tedeschi assieme a due milanesi ed il conte Giorgio Fossa di Torino che aveva solo 16 anni.

Ascoltare le tragiche vicende della Resistenza in cui persero la vita anche ragazzi poco più grandi di noi mi ha fatto pensare al debito morale che abbiamo con le loro vite e al dovere di agire nel rispetto dei valori della democrazia, perché se siamo liberi di poter dare un calcio al pallone senza curarci le spalle lo dobbiamo anche al sacrificio di persone semplici con grandi e nobili ideali.

(Mattia Rogora, classe 3 G, Scuola media statale di Domodossola) 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 23 Novembre 2015 09:54)

 

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