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Giacomo Da Cardone incanta anche i giovani.

foto di gruppo davanti alla casa di G. da Cardone 

 DOMODOSSOLA - Lunedì 26 ottobre, noi alunni della classe 3G, accompagnati dalle proff.sse Valterio e Grillo, ci siamo recati a Montecrestese, fraz. Chiesa, a visitare l’interessante mostra sulla vita ed opere del pittore e notaio Giacomo da Cardone, allestita nelle sale del Municipio.

 

Accolti generosamente addirittura dalla sindaca Silvia Miguidi che ci ha presentato brevemente il contenuto della mostra, ci siamo successivamente immersi nel passato di quest’uomo e in un volto dell’Ossola di cui non eravamo a conoscenza: la diffusione del luteranesimo e l’azione del Tribunale dell’Inquisizione anche nella nostra valle. Vi illustriamo ora brevemente ciò che ci ha più colpiti.

Il contesto storico

Nel ‘500 l’Italia settentrionale subì numerose dominazioni: francese, spagnola, tedesca. Anche in Ossola si succedevano dominatori diversi (Svizzeri, Francesi, Asburgici); le famiglie più potenti ossolane erano divise in fazioni: i Del Ponte che parteggiavano per gli Sforza, i Rodis-Baceno e Della Silva che lottavano a fianco del re di Francia.

Un groviglio di battaglie e di alleanze che portarono alla distruzione delle campagne e dei villaggi impoverendoli e decimando il popolo. A ciò si aggiunga l’atteggiamento sfrontato della Chiesa cattolica, artefice di alleanze politiche e guerre. Papa Leone X, impegnato nell’ambiziosa ristrutturazione della Basilica di San Pietro, si trovava in una profonda crisi finanziaria che pensava di affrontare incrementando la vendita di indulgenze ai fedeli che speravano così di ottenere il perdono di alcuni peccati oppure di salvare l’anima di parenti deceduti. Lutero, un frate agostiniano, scrisse 95 tesi contro il malcostume della Chiesa cattolica e ne affisse l’elenco alla porta della Chiesa di Wittemberg il 31 ottobre 1517, suscitando l’ira del Papa e dando luogo ad una nuova confessione religiosa: il luteranesimo. Anche l’Ossola, terra di frontiera con il Nord Europa, divenne un punto strategico della lotta contro la Riforma luterana, lotta iniziata da Carlo Borromeo e proseguita dal vescovo Carlo Bascapè.

La mostra non manca di fornire informazioni anche sulla situazione economica dell’epoca. Soffermatevi ad osservare l’interessante plastico che ricostruisce l’itinerario della via del sale che transitava per Domodossola e proseguiva per la Svizzera.

Biografia

Giacomo Da Cardone, vissuto nella seconda metà del ‘500, nacque a Montecrestese nel 1530 da una famiglia della piccola nobiltà locale. A differenza dei suoi compaesani, ebbe un’educazione più accurata, infatti imparò l’arte della pittura e da adulto intraprese la professione di notaio.

Frequentò gli studi a Milano e Pavia, era appassionato di anatomia, scienza, letteratura, musica ed arte.

Essendo dotato di una grande curiosità ed interesse per le nuove teorie religiose, si lasciò conquistare dalle idee luterane. Per questo motivo fu accusato nel 1561 di essere eretico da parte dell’Inquisitore generale della sede del Sant’Uffizio di Milano, frate Angelo Engarda.

Giacomo subì una pesante inquisizione, il che significa che fu torturato sia fisicamente che psicologicamente, egli subì la tortura della corda (tipologia di tortura nota per essere stata la prima ad essere utilizzata dall’Inquisizione). Non sappiamo a quale livello di tortura fu sottoposto, sappiamo che, qualche tempo dopo l’arresto ritornò nella natia Montecrestese. Qui finisce la tortura fisica, ma inizia quella psicologica.

Giacomo da Cardone subì una pesante umiliazione: doveva portare, sempre cucita sui propri vestiti, una croce rossa (le croci di stoffa erano in corrispondenza del petto, delle spalle oppure portate sul cappello). A questo proposito, se vi dirigete sulla balconata, potete osservare un manichino impressionante che simula Giacomo, inginocchiato e con indosso la tunica bianca con la croce cucita, che recita il Padre nostro. Proseguendo con le pene, il pittore si doveva recare a messa tutti i giorni festivi. Assisteva alla funzione, inginocchiato, sul pavimento della chiesa e con una candela accesa nella mano. Doveva recarsi quattro volte l’anno dal parroco di Montecrestese per confessarsi. Il prelato mandava poi una relazione dettagliata all’inquisitore. Essendo pittore doveva, entro pochi mesi dalla sentenza, dipingere San Rocco sulle mura della propria casa.

Per i tre anni successivi alla sentenza, Giacomo fu obbligato a digiunare, a pane ed acqua, le vigilie delle feste comandate. Doveva tenersi pronto a ripetere in pubblico, a Montecrestese, il suo atto d’abiura. Per concludere l’elenco, gli fu anche revocato l’esercizio dell’attività notarile.

Negli anni successivi la sentenza decise di costruire una nuova casa, sempre a Montecrestese, nella frazione Cardone, accanto a quella paterna, dove vivere con moglie e figli. In questo nuovo edificio si sentì libero di sfogare la propria fantasia, di dipingere e di liberare la mente.

Il 5 ottobre del 1565, quattro anni dopo la pubblica abiura, i consoli del paese si riunirono per far ottenere a Giacomo il reintegro nella sua attività notarile. La grazia gli fu concessa nel 1566. Non si conosce la data precisa della sua morte, ma un documento attesta che nel 1591 un frate inquisitore abbia soggiornato presso l’abitazione del pittore per processare una donna per stregoneria. In questa mostra è stata allestita una sala che doveva riprodurre quella in cui era avvenuto proprio quel processo e si poteva udire l’interrogatorio dell’inquisitore alla ragazza. È stato molto interessante ascoltare le accuse incredibili che venivano rivolte ad una ragazza innocente con il pretesto di condannarla, pensate che l’accusa di stregoneria si basava sul fatto che dopo aver toccato una mucca, questa avesse smesso di produrre latte oppure dopo aver aiutato un bambino ad attraversare un fiume questi si fosse ammalato.

Le opere

La mostra si concentra sulle opere di arte profana, realizzate in case private; propone la riproduzione in scala reale di affreschi e graffiti con tecniche di fotografia digitale avanzata, facendo sembrare le opere identiche alle originali.

Giacomo da Cardone venne a contatto con molti pittori importanti del suo tempo, ma aveva un’indipendenza pittorica, un suo linguaggio interiore, infantile ma diretto.

Oggi i suoi dipinti appaiono al visitatore con colori più accesi, contorni più definiti e contrasti più accurati grazie alla luce elettrica che, ai tempi di Giacomo, non esisteva. La luce delle piccole finestre e delle candele dava alle sue opere un’immagine più misteriosa e meno intensa di quella odierna. La gamma di colori che usava era molto ristretta, solo cinque o sei.

Nelle sue opere sono presenti stemmi di nobili famiglie dell’epoca tra cui: lo stemma dei Della Silva (da osservare due vessilli, di cui uno con l’immagine dello scorpione, simbolo dei nemici dei Della Silva), lo stemma dei De Marinis, lo stemma della Comunità Antigoriana, lo stemma di Gilberto Borromeo (conte di Arona ed Angera), lo stemma dei Losetti.

Sono rappresentati anche alcuni miti e leggende tra cui: “Diana e le ninfe”, “Orfeo incanta gli animali”, “Capriccio grottesco di Eroti”, “La morte di Lucrezia”, “Giudizio di Paride” e “Atteone aggredito dai cani”, mito che ci ha particolarmente interessati poichè narra l’episodio secondo cui, durante una battuta di caccia, Atteone provocò l'ira di Artemide, quando la sorprese mentre faceva il bagno nuda. Il caldo estivo la indusse a riporre le vesti e a rinfrescarsi interrompendo la caccia. La dea, per impedire al cacciatore di proferir parola di quello che aveva visto, trasformò il giovane in un cervo. Atteone si accorse della sua trasformazione solo quando, scappando, giunse a una fonte, dove poté specchiarsi nell'acqua. Intanto il cacciatore venne raggiunto dalla muta dei suoi 50 cani che non lo riconobbero e lo sbranarono.

Conclusioni

Prima di congedarci dalla mostra abbiamo lasciato un nostro apprezzamento sul libro dei ricordi: con le nostre firme ci siamo sentiti più vicini al passato.

Terminata la mostra salutando la gentile funzionaria, ci siamo recati nella frazione di Cardone dove abbiamo osservato l’esterno della casa di Giacomo, purtroppo in stato un po’ trascurato e con gli intonaci sgretolati a danno delle sue opere. È un peccato che il tempo e l’incuria umana infieriscano su tesori artistici che andrebbero invece salvaguardati! Ringraziamo a tale proposito tutti coloro che hanno collaborato per l’ideazione e la realizzazione di questa mostra che rimarrà aperta ai visitatori fino alla fine del mese di Novembre, per cui vi raccomandiamo di visitarla, noi ci ritorneremo con le nostre famiglie.

(Lorenzo Bernocchi, Elisa Iofrida, Giacomo Grandi, Luca Iaria, Federico Mangianti, Aurora Marabese, Davide Mesiano, Enrico Pelganta, Sara Ramponi, Luca Rolandi, Maira Scrittori, Alessia Triveri, 3° G, SMS Domodossola)

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 11 Novembre 2015 07:17)

 

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